L’appiattimento social è completo. Agli albori, si parla di qualche anno fa, i principali social network erano abbastanza distinti tra di loro. C’era Facebook che ti permetteva di condividere pensieri, foto e video con i tuoi amici. Twitter che era principalmente una sorta di aggregatore di notizie e battute dei suoi utenti, Instagram dove si condividevano foto e stories non solo con gli amici, ma con tutti gli utenti tramite i tag. Infine WhatsApp con la sua funzione di messaggistica istantanea.

La standardizzazione made in Zuckerberg

Facebook è certamente il social network più diffuso, ma la potenza di fuoco della società di Zuckerberg va oltre la sua creatura. Negli anni ha acquisito Instagram e WhatsApp, creando una sorta di monopolio social. Questo ha prodotto una certa standardizzazione. Sì perché questa fusione ha portato delle funzioni di un social negli altri, così da uniformare tutto, lasciando naturalmente le caratteristiche fondanti e principali dei rispettivi social intatti.

In particolare le stories di Instagram sono state portate sia su Facebook che su WhatsApp. Questi contenuti brevi hanno riscontrato da subito un grande successo tra gli utenti. La loro particolarità: spariscono dopo 24 ore. Questo porta sicuramente dei benefici alle piattaforme, che si traducono in una costante presenza giornaliera degli utenti.

Sì perché sparendo dopo 24 ore le stories vanno visionate immediatamente, non connettersi un giorno significa perdersi dei pezzi. Qualcuno potrebbe dire, ok non sono necessari, ma questo ha portato una sorta di dipendenza e quindi maggiori profitti, almeno su Instagram e su Facebook.

Su WhatsApp il discorso è diverso e in alcuni casi inspiegabile. Essendo un’app di messaggistica istantanea le sue funzioni sono diverse da un social network, tuttavia le stories funzionano lo stesso.

Twitter si adegua

Twitter era il social network diverso. Sembrano passati secoli da quando durante la primavera araba i manifestanti aggiravano la censura informando il mondo di quanto stava succedendo. Da allora Twitter non ha avuto il successo sperato, è stato soverchiato prima da Facebook e poi da quasi tutti gli altri social network, diventando quasi un social per addetti ai lavori, principalmente dell’informazione.

Non è servito nemmeno raddoppiare il numero di caratteri (da 140 a 280), quindi la società ha deciso di copiare Instagram. Ed ecco così le stories, chiamate Fleet, che riprendono in tutto il servizio dell’app fotografica. Non hanno retweet, mi piace né risposte pubbliche: le persone possono reagire a un "fleet" soltanto con messaggi diretti. Non vengono mostrati sul profilo ma, proprio come le storie Instagram, si possono vedere attraverso un clic sugli avatar delle persone che appariranno in una specifica fascia in alto della home. Hanno sempre il limite massimo di 280 caratteri.

Per chi li ha implementati sono sì simili a quelli di Instagram, ma sono un modo per coinvolgere gli utenti che non si sentono a proprio agio su Twitter perché i tweet possono essere visti da tutti e tutti possono rispondere e sono permanenti.

Un tentativo di recuperare almeno in parte il terreno perso.

Instant Future

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