Giocare a un videogioco. Per molti è una passione, per altri un passatempo come un altro. E poi ci sono loro, i non vedenti o gli ipovedenti, per cui impugnare un joystick o impersonificarsi in un personaggio immaginario sullo schermo non è un’azione così scontata da fare. A loro si rivolge il progetto di Echoes From Levia: Soulbound, un videogioco fantasy sviluppato da ragazzi italiani per la casa di produzione Cloverbit. Un progetto difficile da realizzare, quasi una sfida. E non solo per la piccola fetta di mercato a cui si rivolge.

Nei videogiochi l’inclusività è la qualità più importante. Nella maggior parte di quelli tradizionali la componente audio, il realismo nella realizzazione e spazializzazione dei suoni sono posti in secondo piano rispetto alla grafica. Nel caso di Soulbound il realismo grafico è passato in secondo piano in favore al realismo sonoro e la storia è diventata fondamentale.  La trama è stata scritta da Stefano Stradaioli che, ispirandosi al medioevo nordico, è riuscito a dare delle descrizioni vive degli ambienti in cui il giocatore si troverà immerso, fornendo precise informazioni geografiche e storiche, senza togliergli la libertà di aggiungere dettagli immaginifici. 

Echoes From Levia: Soulbound non uscirà su console. Discorso diverso invece per i PC. Windows, Linux e Mac forniscono diversi strumenti software o funzionalità che li rendono accessibili a utenti con disabilità visive, dalle schermate a elevato contrasto, alle funzioni di ingrandimento di testo e immagini, fino ad arrivare ai screen reader, programmi che leggono il testo presente sullo schermo. E, pur essendo un prodotto di nicchia, sta già riscuotendo successo.

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