Negli ultimi 5 anni il riconoscimento facciale ha fatto passi da gigante. Dall’algoritmo inventato nel 2011 dagli scienziati Paul Viola e Michael Jones ne è passata di acqua sotto i ponti. Molti degli studi fatti sin ora sono basati sulla loro scoperta che nel tempo, però, ha evidenziato un suo limite: oltre i 45 gradi di rotazione del viso il sistema perde efficacia. Problema risolto nel 2015 da un altro algoritmo studiato da tre ricercatori californiani: il risultato è un sistema che promette di identificare un viso in tutte le posizioni.

Vi è un dispositivo della Nec, azienda asiatica che opera nel campo della tecnologia, che riconosce i clienti di un negozio e permette un’offerta istantanea personalizzata da parte dei dipendenti. E se di applicazioni per il riconoscimento facciale vogliamo parlare c’è poi FindFace: un milione di scatti al secondo e una probabilità di riconoscimento pari al 73%. Questi i risultati dell’algoritmo che oggi viene utilizzato dai suoi inventori, due ragazzi russi, per immortalare la gente ai concerti e spedire su smartphone le foto di chi ci ha partecipato. Name tag, altra applicazione, lavora al contrario: non riconosce solo il volto delle persone, ma è in grado anche di dare informazioni come indirizzo, titolo di studio, lavoro e situazione sentimentale.

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