La casa connessa è sempre più entrata nella vita di tutti i giorni. In commercio ci sono decine di strumenti che eseguono operazioni per allietare o aiutare gli abitanti delle case. Tra questi i più diffusi sono, sicuramente, gli smart speaker. Gli assistenti virtuali come Alexa o Google home, sono ormai una consuetudine.

L’incremento delle vendite

Gli altoparlanti con assistente vocale hanno fatto registrare un +44,9% nel terzo trimestre, quando nel mondo ne sono stati consegnati 28,6 milioni di unità. Il dato è impressionante, e si pensa che entro la fine dell’anno più di 200 milioni di abitazioni avranno uno smart speaker. Insomma una crescita rapida e inarrestabile.

Gli smart speaker più venduti

Il campione tra gli smart speaker è sicuramente quello di Amazon. Gli Echo venduti nel trimestre in questione sono 10,4 milioni – più di un terzo dell’intero mercato globale – con un incremento del 65,9%. È la prima volta che una compagnia supera i 10 milioni di smart speaker venduti, ma questo sembra essere un record destinato ad essere nuovamente ritoccato.

Dietro la compagnia di Jeff Bezos si posizionano le cinesi Alibaba con 3,9 milioni di speaker (+77,6%) e Baidu con una crescita del 290%, e 3,7 milioni di speaker venduti. Calo invece per Google che si vede scavalcato da Baidu a causa di una flessione del 40% e 3,5 milioni di speaker. Al quinto posto c'è la cinese Xiaomi, mentre Apple continua e restare fuori dal quintetto di testa.

La privacy degli utenti

Queste ottime prestazioni però in parte sorprendono. C’è una grossa questione di privacy in campo. Ormai è chiaro che gli smart speaker registrino le conversazioni avvenute tra le mura domestiche. Tanto che un giudice negli Stati Uniti ha chiamato Alexa, l’assistente virtuale di Amazon Echo – a testimoniare su un caso di omicidio. La compagnia di Jeff Bezos ha offerto rassicurazioni sulla riservatezza, spiegando di annotare solo un numero "estremamente minimo" di conversazioni con l'unico scopo migliorare l'assistente vocale. Una pratica analoga è stata ammessa anche da Apple. Ma è chiaro che la privacy e le conversazioni degli utenti sono a “disposizione” delle compagnie per vari utilizzi: primo su tutti ricerche per il marketing.

Che i dispositivi abbiano “orecchie” per spiarci è stato dimostrato ancora di più dalla società tedesca di sicurezza informatica, la Security Research Labs, che ha creato app-spia per i dispositivi di Google e Amazon in grado di spiare gli utenti e rubare password. 

Ma questo non sembra fermare la richiesta di questi strumenti.

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