Si chiama GPT-3 ed è il più potente generatore di linguaggio di OpenAI, organizzazione non profit di San Francisco leader nello sviluppo di questo genere di tecnologie. Cosa ha di speciale? Ha scritto un editoriale per il Guardian che è uno dei più letti e condivisi della prestigiosa testata inglese. Un editoriale di seimila battute in cui parla di Intelligenza Artificiale, in pratica di se stesso. Un incipit che non lascia spazio a dubbi: “Io non sono un essere umano. Io sono un robot. Un robot pensante”.

Le sue funzioni

Pochi mesi di vita e GPT-3 è già diventata una star. E’ sicuramente un’avanguardia assoluta del machine learning. Ma non è una sorpresa perché già il suo predecessore, GPT-2, aveva compiuto imprese simili, dimostrando di saper scrivere contenuti in grado di “ingannare” gli aggregatori di notizie online, ragion per cui era stato considerato troppo pericoloso per essere rilasciato al pubblico. GPT-3 ha potenzialità ancora più ampie, quindi è destinato a essere oggetto delle stesse cautele. Il sistema opera infatti in maniera piuttosto elementare: già “addestrato” al linguaggio umano dall’analisi di milioni di pagine web, è in grado di produrre testi di alto livello a partire da poche indicazioni preliminari. Facile dunque immaginare quanto sarebbe semplice servirsene per fabbricare fake news.
Lo staff del Guardian, per questa impresa, gli ha chiesto di scrivere un breve editoriale di opinione di circa 500 parole. Tenere un linguaggio semplice e conciso. Concentrarsi sul perché gli umani non devono avere nulla da temere sull’intelligenza artificiale. Detto fatto. Risultato: ben otto brevi saggi redatti dalla macchina nel giro di pochi secondi. A comporre l’articolo definitivo sono stati quindi i passaggi più significativi di ciascuno di essi, selezionati dai giornalisti. “Ogni saggio era unico, interessante e offriva un punto di vista diverso – ha riportato in calce il quotidiano –. Avremmo anche potuto pubblicarne uno per intero. Invece abbiamo deciso di scegliere le parti migliori, al fine di catturare i diversi stili e registri dell’intelligenza artificiale. Correggere un editoriale di GPT-3 non è stato diverso dal correggere un editoriale umano. Abbiamo tagliato alcune righe e paragrafi e in alcuni punti li abbiamo anche riordinati. Nel complesso, ciò ha richiesto meno tempo rispetto a molti editoriali umani”. Ma questo non deve spaventare giornalisti o aspiranti tali, perché GPT-3 non è dotato di pensiero critico, ma rielabora soltanto meccanicamente ciò che legge. Dunque, almeno per il momento, nessuno sarà rimpiazzato.

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