Tra gennaio e maggio 2026 nel mondo della sanità è successo qualcosa di inedito: in pochi mesi cinque grandi aziende tecnologiche hanno presentato, una dopo l’altra, il proprio sistema di intelligenza artificiale dedicato alla salute. Un settore che di solito procede con molta prudenza si è trovato al centro di una corsa serrata.
Cinque colossi in cinque mesi
Il primo a muoversi, il 7 gennaio, è stato OpenAI con ChatGPT Health, che si collega alle cartelle cliniche e alle app per il benessere. A spiegare l’interesse basta un dato reso noto dall’azienda: ChatGPT riceve già 230 milioni di domande sulla salute personale. Quattro giorni dopo Anthropic ha presentato Claude for Healthcare, rivolto però a ospedali, assicurazioni e aziende farmaceutiche. A marzo, nel giro di due settimane, sono arrivati Amazon, con un sistema che alleggerisce il lavoro amministrativo dei medici, Microsoft con Copilot Health e Perplexity. A chiudere la serie, il 19 maggio, è stata Google, l’unica ad affiancare al software anche un dispositivo proprio, il braccialetto Fitbit Air.
L’Europa, per ora, alla finestra
L’obiettivo dichiarato è simile per tutti: raccogliere referti, analisi e dati degli smartwatch e restituirli all’utente in una forma più comprensibile, una sorta di assistente tra la persona e il medico. In Europa, dove le norme sui dati sanitari sono più rigide, la maggior parte di questi servizi non è ancora disponibile. È un ritardo che può però trasformarsi in un vantaggio, perché offre il tempo di formare i medici e informare i cittadini prima che questi strumenti arrivino anche da noi.
La vera incognita è la velocità
Il tema più delicato, secondo gli esperti, non è la qualità della tecnologia, spesso sviluppata con il contributo di centinaia di medici, ma la rapidità con cui viene messa sul mercato. Un paziente potrebbe presentarsi in ambulatorio con un riassunto della propria storia clinica scritto da un’intelligenza artificiale: un testo ordinato e convincente, che però il medico ha pochi minuti per leggere e valutare. Per questo la parola chiave resta l’informazione, cioè capire davvero che cosa questi strumenti sanno fare e che cosa no. Perché, di fatto, il medico digitale è già nelle tasche di molte persone.







