In Francia c’è una torre destinata a far parlare di sé. E non è la Tour Eiffel. Si chiama Tour Maraîchère e si trova precisamente a Romainville, nord-est di Parigi, nella regione de l’Ile-de-France. Un comune che conta circa 26mila abitanti, su 344 ettari, dove storicamente la popolazione si dedicava alla viticultura o alla coltivazione di verdura. È qui che è stata progettata e si sta completando la costruzione della torre, una sorta di fattoria che produce ortaggi e frutta a chilometro zero, nel rispetto totale dell’ambiente.

Il progetto è a cura dello studio di architettura parigino Ilimelgo, in collaborazione con lo studio Secousses, e ha l’obiettivo di riqualificare il quartiere di Marcel Cachin entro il 2018. La fattoria si compone di due edifici, sviluppati in verticale, pensati per ospitare diversi tipi di colture e massimizzare l’esposizione alla luce solare. Un condotto d’aerazione presente in entrambi i blocchi dell’edificio consente alla luce di filtrare e migliora gli scambi termici. Gli studi condotti sull’esposizione del sito hanno indotto gli architetti a realizzare un edificio suddiviso in due ali, soluzione che ha consentito di raddoppiare la superficie delle pareti e quindi migliorare il guadagno solare. La diversa altezza delle ali è stata progettata per limitare la perdita di ore di luce diretta di cui possono godere le piante.

Grande attenzione anche al consumo energetico: la copertura è rinforzata con policarbonato e lana di legno per migliorare l’isolamento, soprattutto per eliminare i ponti termici. Il raffrescamento passivo, dato da un sistema di aperture presente in ogni piano, consente di regolare la ventilazione naturale. Il differenziale di calore prodotto dalle serre è reimpiegato per il riscaldamento dell’acqua e dei serbatoi di coltura grazie a una pompa di calore aria/acqua. L’acqua piovana è raccolta e stoccata all’interno dell’edificio, che è illuminato a led. Per l’intero progetto è previsto l’impiego preferenziale di materiali provenienti da fonti gestite in maniera sostenibile.

E nulla è lasciato al caso: vi è uno spazio dedicato al compostaggio on-site, dove vanno gli scarti delle fattorie dell’edificio, ma anche i rifiuti organici della popolazione e nel sottosuolo c’è un laboratorio per la germinazione dei semi. Siamo alla presenza di una struttura che non è solo una fattoria moderna, ma un luogo dove il cibo è anche venduto in loco e i cittadini hanno a disposizione uno spazio pubblico didattico, una serra pedagogica, per toccare con mano l’esperienza del produrre meglio per consumare meglio. 

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